Qualche giorno fa sono stato alla Biblioteca Regionale Universitaria di Catania, al secondo piano del Palazzo Centrale.
Si fanno incontri incredibili: ho conosciuto il signor X, che è una specie di “memoria storica” della biblioteca! E’ bello conoscere un vero e proprio “bibliotecario”, una persona che trasuda calma e saggezza, oltre ad essere molto gentile e disponibile con tutti.
Fortuna che l’Università di Catania e noi che ci studiamo possiamo ancora contare sulle sue biblioteche, sui docenti che vivono l’Universitas come tale e non come trampolino di lancio per la propria carriera o come luogo in cui celebrare la propria influenza politica.
Non fosse per la sua nobile tradizione, l’ateneo catanese non se lo filerebbe nessuno! Ma non si campa di sola tradizione, e questi non lo vogliono capire! Stanno lì ad autoreferenziarsi, a citarsi tra di loro, mostrando di non avere idea dell’importanza del loro compito per la società e per la propria città.
Scrivevo qualche giorno fa un post intitolato “Catania in negativo“. Una buona percentuale della colpa per la mancanza di attività culturali a Catania è della sua Università. La famosa ricostruzione dei “rapporti con il territorio” è una partita persa in partenza, perché quei rapporti sono pensati come una bella facciata di un palazzo che cade a pezzi!
La cultura televisiva ora entra nelle nostre Facoltà, invitando a parlare artisti, cantanti, attori, registi che niente hanno da insegnarci.
Non fanno altro che dare allo studente “panem et circenses” (aggiungerei “et comunicationem”). E lo studente non fa altro che credere a ciò che gli si offre.





